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Interdizione e inabilitazione

1) L'interdizione (Natura e finalità)

L'interdizione viene pronunciata nei confronti di persona maggiorenne affetta da abituale infermità di mente, tale da renderla incapace di provvedere ai propri interessi.
Chi può fare la domanda
a.    La domanda di interdizione va presentata, con il necessario patrocinio di un avvocato (art. 82 c.p.c.), al Tribunale del luogo di residenza o domicilio dell'interdicendo e può essere proposta da:
·       coniuge
·       parenti entro il quarto grado
·       affini entro il secondo grado
All'istanza vanno allegati i seguenti documenti:
1.    Certificato di residenza
2.    Atto integrale di nascita ( rilasciato dal Comune previa autorizzazione della Procura della Repubblica territorialmente competente)
3.    Stato di famiglia
4.    Documentazione medica (ove disponibile)
E' assicurato il patrocinio a spese dello stato ai sensi dell'art. 74 D.P.R. 115/2002 quando la domanda sia presentata da cittadino non abbiente.
L'istanza è presentata esclusivamente dall'interessato o dal difensore, ovvero inviata, a mezzo raccomandata, al consiglio dell'ordine degli avvocati del luogo in cui ha sede il magistrato competente a conoscere del merito (art. 124 D.P.R. 115/20).
b.    Può essere avanzata anche dal Pubblico Ministero (quando ne venga richiesto dai servizi sociali, da strutture sanitarie o da persone diverse da quelle sopra indicate)
Come si procede
Nel corso dei giudizio, il giudice istruttore designato dal Presidente procede all'esame dell'interdicendo, con la presenza del Pubblico ministero e eventualmente con l'assistenza di un consulente tecnico, recandosi al domicilio della persona incapace, se questa è impedita; sente il parere delle persone citate e può assumere, anche di sua iniziativa, ulteriori informazioni o disporre mezzi istruttori ritenuti utili ai fini del giudizio. Dopo l'esame, il giudice, se lo ritiene opportuno, può nominare un tutore provvisorio all'interdicendo.
Il procedimento si conclude con una sentenza, che può essere anche di rigetto.
Gli effetti
La sentenza di interdizione - pronunciata dal tribunale in composizione collegiale - produce, di regola, effetti dal giorno della sua pubblicazione (cioè dal suo deposito in cancelleria), salvo il caso in cui si tratti di un minore non emancipato, il quale può essere interdetto solo nell'ultimo anno della minore età (la competenza, in questo caso, appartiene al Tribunale per i minorenni): in tal caso l'interdizione ha effetto dal giorno in cui il minore raggiunge la maggiore età.
La persona interdetta perde completamente la capacità di agire e non può più compiere alcun atto di natura personale (ad esempio: matrimonio, testamento, riconoscimento di figlio naturale) o patrimoniale.
La rappresentanza
L'interdetto è rappresentato da un tutore definitivo, nominato dal Giudice Tutelare dopo la sentenza.
Il Giudice Tutelare può nominare, oltre al tutore, un protutore con funzione di rappresentare l'incapace in caso di conflitto di interessi di quest'ultimo con il tutore. Può inoltre sostituire il tutore per gli atti urgenti qualora questi venga a mancare o abbia abbandonato la funzione. In questo caso spetterà al protutore promuovere la nomina del tutore.
A seguito dell'entrata in vigore della legge n. 6/2004, istitutiva della figura dell'Amministrazione di sostegno, si potrà procedere ad interdizione del soggetto abitualmente infermo di mente soltanto se ciò appare indispensabile per la tutela dei suoi interessi; in tutti gli altri casi, sarà sufficiente attivare il procedimento per la nomina di un amministratore di sostegno davanti al Giudice Tutelare.
La revoca
L'interdizione può essere revocata su richiesta degli stessi soggetti che possono proporla. Il Giudice Tutelare deve vigilare per riconoscere se la causa dell'interdizione continui. Se ritiene che sia venuta meno, deve informarne il pubblico ministero. Se nel corso del giudizio per la revoca dell'interdizione o dell'inabilitazione appare opportuno che, successivamente alla revoca, il soggetto sia assistito dall'amministratore di sostegno, il tribunale, d'ufficio o ad istanza di parte, dispone la trasmissione degli atti al Giudice Tutelare.
 
2) L'Inabilitazione (Natura e finalità)
L'inabilitazione può essere pronunciata dal tribunale, in composizione collegiale, con sentenza, nei confronti dell'infermo di mente che si trovi in uno stato di incapacità non talmente grave da far luogo all'interdizione.
Sono anche causa di inabilitazione :
- la prodigalità e l'abuso abituale di bevande alcoliche o di stupefacenti, sempre che espongano il soggetto o la sua famiglia a gravi pregiudizi economici;
- il sordomutismo e la cecità dalla nascita o dalla prima infanzia, qualora non supportati da educazione sufficiente (la quale implica che il sordomuto o il cieco abbiano acquisito quell'esperienza del mondo esterno che le persone normali acquistano in maniera naturale e spontanea).
Chi può fare la domanda
 I soggetti legittimati a proporre la domanda di inabilitazione sono gli stessi previsti per l'interdizione.
Come si procede
Nel corso dei giudizio, il giudice istruttore designato dal Presidente procede all'esame dell'inabilitando, con la presenza del Pubblico ministero e eventualmente con l'assistenza di un consulente tecnico, recandosi al domicilio della persona incapace, se questa è impedita; sente il parere delle persone citate e può assumere, anche di sua iniziativa, ulteriori informazioni o disporre mezzi istruttori ritenuti utili ai fini del giudizio. Dopo l'esame, il giudice, se lo ritiene opportuno, può nominare un curatore provvisorio all'inabilitato.
L'assistenza
Dopo la sentenza, alla persona inabilitata viene nominato dal Giudice Tutelare un curatore definitivo, con compiti di assistenza per l'effettuazione degli atti di straordinaria amministrazione. E' questa la differenza principale rispetto all'interdizione perché, contrariamente al tutore, il curatore non rappresenta l'incapace e non si sostituisce allo stesso ma lo assiste.
A seguito dell'entrata in vigore della legge n. 6/2004, istitutiva della figura dell'Amministrazione di sostegno, non vi è più molto spazio per procedere ad inabilitazione, per cui, eccetto casi particolari, valutati caso per caso, per tutte le situazioni elencate sarà sufficiente attivare il procedimento per la nomina di un amministratore di sostegno davanti al Giudice Tutelare.
La revoca
L'inabilitazione può essere revocata su richiesta degli stessi soggetti che possono proporla. Il Giudice Tutelare deve vigilare per riconoscere se la causa dell'inabilitazione continui. Se ritiene che sia venuta meno, deve informarne il pubblico ministero. Se nel corso del giudizio per la revoca dell'interdizione o dell'inabilitazione appare opportuno che, successivamente alla revoca, il soggetto sia assistito dall'amministratore di sostegno, il tribunale, d'ufficio o ad istanza di parte, dispone la trasmissione degli atti al Giudice Tutelare.
Normativa di riferimento: artt. 414 e segg. cod. civ.; artt. 712 e segg. cod. proc. civ.
Documentazione tratta dal sito del tribunale di Varese e redatta a cura della dott.ssa Anna Rita D'Elia, Giudice del Tribunale di Varese.
Le parti aggiunte da questo ufficio sono in corsivo.
 

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