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Patrocinio a spese dello Stato

PATROCINIO A SPESE DELLO STATO (NEI GIUDIZI PENALI)

COS'E'
E’ un istituto che permette alla persona non abbiente di ottenere la nomina di un avvocato e la sua assistenza a spese dello Stato nell’ambito di un procedimento penale (o penale militare) – Art. 74 D.P.R. 115/02 -
AMBITO DI APPLICABILITA'
1.  L'ammissione al patrocinio è valida per ogni grado e per ogni fase del processo e per tutte le eventuali procedure, derivate ed accidentali, comunque connesse.
2. La disciplina del patrocinio si applica, in quanto compatibile,anche nella fase dell'esecuzione, …omissis…., nonché nei processi relativi all'applicazione di misure di sicurezza, di prevenzione e nei processi di competenza del tribunale di sorveglianza, sempre che l'interessato debba o possa essere assistito da un difensore o da un consulente tecnico. – Art. 75 D.P.R. 115/02 -

ESCLUSIONI

 
Il patrocinio a spese dello stato è escluso:
- nei procedimenti penali per reati di evasione in materia di imposte;
- se il richiedente è assistito da più di un difensore;
(è ammesso invece, ora, nei procedimenti relativi a contravvenzioni) - Art.91 D.P.R. 115/02
CHI
I cittadini italiani, gli stranieri e gli apolidi residenti nello stato, non abbienti, cioè titolari di reddito imponibile non superiore a 10.628,16 (nuovo limite fissato con decreto interministeriale 27/01/2009 - G.U. n.27 del 27/03/2009), salve successive modifiche aventi cadenza biennale. - Artt. 76, 77 e 90 D.P.R.115/02
La domanda può essere proposta da chi sia indagato, imputato, condannato, offeso dal reato, danneggiato che intenda costituirsi parte civile, responsabile civile o civilmente obbligato per l’ammenda.
Può essere proposta inoltre da chi (offeso dal reato - danneggiato) intenda esercitare azione civile per risarcimento del danno e restituzioni derivanti da reato (quando le ragioni non risultino manifestamente infondate). – Art. 78 D.P.R.115/02 -
REDDITO
Se l’interessato convive con il coniuge o altri familiari, il reddito, ai fini della concessione del beneficio, è costituito dalla somma dei redditi di tutti i componenti la famiglia. In questo caso il limite di reddito è elevato di € 1.032,91 per ognuno dei familiari conviventi, salve successive modifiche.
Si tiene conto solo del reddito dell’interessato nelle cause che hanno per oggetto diritti della personalità o se, nello stesso processo, gli interessi del richiedente sono in conflitto con quelli degli altri componenti del nucleo familiare conviventi.
Nella determinazione dei limiti di reddito si tiene conto anche dei redditi che sono esenti da irpef o che sono soggetti a ritenuta alla fonte a titolo di imposta, ovvero a imposta sostitutiva.
COME
Con domanda in carta semplice che deve essere:
sottoscritta dall’interessato (con firma autenticata dal funzionario che riceve la domanda o dal difensore che la deposita);
depositata dall’interessato, dal difensore o trasmessa a mezzo raccomandata A/R alla cancelleria del magistrato davanti al quale pende il processo. La domanda può anche essere presentata dal difensore direttamente in udienza.
Se il richiedente è detenuto, la domanda può essere presentata al direttore dell’istituto carcerario; se è agli arresti domiciliari o sottoposto a misura di sicurezza ad un ufficiale di polizia giudiziaria. Questi soggetti ne curano la trasmissione al magistrato che procede.
La domanda, deve contenere:
la richiesta di ammissione al patrocinio a spese dello Stato (e l’indicazione del processo, se già pendente)
le generalità dell’interessato e dei componenti della famiglia e i relativi codici fiscali;
l’ autocertificazione riguardante l’esistenza delle condizioni di reddito previste per la concessione del beneficio;
l’impegno a comunicare le eventuali variazioni di reddito rilevanti ai fini dell’ammissione al beneficio (termini: trenta giorni dopo la scadenza del termine di un anno a partire dal deposito della domanda di ammissione o dalla precedente comunicazione di variazione del reddito)
Se il richiedente è straniero (extracomunitario), per i redditi prodotti all’estero, la domanda deve essere accompagnata da una certificazione dell’autorità consolare competente che attesti la verità di quanto dichiarato nella domanda. (in caso di impossibilità quest’ultima può essere sostituita da autocertificazione).
Se l’interessato straniero è detenuto, internato per esecuzione di misura di sicurezza, in stato di arresto o di detenzione domiciliare, la certificazione consolare di cui sopra può essere prodotta entro venti giorni dalla data di presentazione dell’istanza, dal difensore o da un componente della famiglia dell’interessato (ma vale comunque la sostituibilità con autocertificazione).
Il giudice che procede può chiedere all’interessato la documentazione necessaria per accertare la verità del contenuto della domanda.
La falsità o le omissioni nella autocertificazione, nelle dichiarazioni, nelle indicazioni o nelle comunicazioni contenute o allegate alla domanda sono punite con la reclusione da 1 a 5 anni e con una multa da € 309,87 a € 1.549,37. La pena è aumentata se da questi fatti consegue l’ottenimento od il mantenimento del beneficio; la condanna comporta la decadenza dal beneficio con effetto retroattivo ed il recupero delle somme corrisposte dallo Stato a carico del responsabile.
DOVE
La domanda è presentata (o inviata) all’ufficio del magistrato davanti al quale pende il processo e, quindi:
 - alla cancelleria del G.I.P. se il procedimento è nella fase delle indagini preliminari
- alla cancelleria del giudice che procede, successivamente;
- alla cancelleria del giudice che ha emesso il provvedimento impugnato, se il procedimento è davanti alla Corte di Cassazione.
DURATA
L’ammissione è valida per ogni grado e per ogni fase del processo e per tutte le eventuali procedure, derivate ed incidentali, comunque connesse.
N.B.! Nella fase dell’esecuzione, nel procedimento di revisione, nei processi di revocazione e opposizione di terzo, nei processi relativi all’applicazione di misure di sicurezza o di prevenzione o per quelli di competenza del Tribunale di Sorveglianza (sempre che l'interessato possa o debba essere assistito da un difensore) occorre presentare autonoma richiesta di ammissione al beneficio.
Nei procedimenti civili per il risarcimento del danno o restituzioni derivanti da reato, (quando le ragioni non risultino manifestamente infondate) l’ammissione al patrocinio a spese dello stato ha effetti per tutti i gradi di giurisdizione.
EFFETTI
L’ammissione al beneficio produce come principali effetti:
> Difesa da parte di un difensore di fiducia che l’interessato sceglie tra gli iscritti negli elenchi degli avvocati per il patrocinio a spese dello stato tenuti presso i consigli dell’ordine e, nei casi previsti dalla legge, la possibilità di nominare un consulente tecnico e un investigatore privato autorizzato. Il difensore e il consulente ricevono un compenso anticipato dall’erario, che viene liquidato dal Gip anche se l’azione penale non viene esercitata.
N.B.! Il difensore ed il consulente tecnico non possono chiedere o percepire dal proprio assistito compensi o rimborsi a nessun titolo; altrimenti commettono grave illecito disciplinare.
Quando viene nominato un difensore d’ufficio la persona deve essere informata delle norme relative al patrocinio gratuito e dell’obbligo, altrimenti, di retribuire il difensore d’ufficio.
> Gratuità delle copie degli atti processuali necessari per la difesa
> Anticipazione da parte dell’Erario di:
-      onorari e spese dovuti al difensore, indennità e spese dei consulenti tecnici di parte, investigatori privati autorizzati, ausiliari del magistrato;
-      indennità dovute ai testi;
-      indennità e spese di viaggio spettanti ai magistrati e agli ufficiali giudiziari;
-      indennità, diritti e spese di notifica dovute agli ufficiali giudiziari;
-      indennità di custodia;
-      spese per la legale pubblicità dei provvedimenti giudiziari.
Tutti questi effetti decorrono dalla presentazione dell’istanza o dal suo ricevimento o dal primo atto compiuto con l’assistenza del difensore, se viene fatta riserva di presentare l’istanza e questa viene presentata entro 20 giorni.
TEMPI E ITER
Il giudice competente, entro 10 giorni da quando è stata presentata la domanda o da quando è pervenuta, (o immediatamente se l’istanza è presentata in udienza) verifica l’ammissibilità della domanda e decide sulla stessa in uno dei seguenti modi:
- può dichiararla inammissibile;
- accogliere l’istanza, ammettendo l’interessato al beneficio, se in base all’autocertificazione ricorrono le condizioni di reddito previste;
- respingere l’istanza, se ha fondati motivi per ritenere che l’interessato non si trovi nelle condizioni economiche dichiarate, tenuto conto del tenore di vita, delle condizioni personali e familiari e delle attività economiche svolte, (prima di provvedere può trasmettere la domanda e l’autocertificazione alla Guardia di Finanza per le opportune verifiche, ma anche in questo caso deve provvedere sull’istanza del termine di dieci giorni).
Il giudice decide sulla domanda, con decreto motivato che viene depositato nella cancelleria e del deposito viene dato avviso all’interessato.
Se l’interessato è detenuto il decreto gli viene notificato.
Se l’ ammissione è chiesta in udienza, provvede immediatamente e la lettura del decreto sostituisce l’avviso di deposito se l’interessato è presente
In ogni caso, copia della domanda e del decreto che decide sull’ammissione al beneficio, sono trasmesse all’ufficio finanziario territorialmente competente che verifica il reddito e può far effettuare la verifica della posizione fiscale dell’istante.
Se risulta che il beneficio è stato erroneamente concesso il beneficio viene revocato.
Il magistrato che procede revoca l’ ammissione:
- se l’interessato non comunica le variazioni dei limiti di reddito;
- se il reddito risulta variato così da escludere l’ammissione;
- su richiesta dell’ufficio finanziario, presentata entro 5 anni dalla definizione del processo, se mancavano le condizioni di reddito. (Il provvedimento è impugnabile solo in Cassazione, senza effetto sospensivo).
RICORSI
Contro il provvedimento di rigetto, l’interessato può presentare ricorso al presidente del Tribunale o della Corte d’Appello, entro venti giorni dal momento in cui ne è venuto a conoscenza.
Il ricorso è notificato all’ufficio finanziario; l’ordinanza che decide sul ricorso è notificata, entro 10 giorni, all’interessato e all’ufficio finanziario che, nei 20 giorni successivi, possono proporre ricorso per Cassazione. Il ricorso non sospende l’esecuzione del provvedimento impugnato.
In base alla Nota del Ministero della Giustizia Dipartimento per gli Affari di Giustizia del 6/05/03, i ricorsi avverso i provvedimenti di rigetto delle istanze sono assoggettati al pagamento del contributo unificato nella misura di € 70,00 (oltre € 8 per diritti forfetizzati di notifica)
RIEPILOGO  
COSTO:    Nessuno
AZIONI DI RECUPERO: Nel caso di revoca del beneficio si recupera quanto è stato anticipato
Tratto dal sito dell'URP di Genova (in corsivo le parti aggiunte da questo ufficio)

 


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